Dopo aver riportato la propria esperienza e chiarito il ruolo attivo svolto nella lotta al Fascismo, in particolare nella stampa clandestina, Giulio dedica la parte finale delle due interviste a riflessioni più generali, affrontando il tema della violenza adottata in certi casi anche dai partigiani, il ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza, l’efficacia di quest’ultima e il rapporto con i giovani.
VIOLENZA
“È chiaro che sarebbe contrario allo spirito della resistenza dire andiamo con la violenza”
Da questa frase emerge chiaramente come uno dei punti distintivi e caratteristici della Resistenza sia la volontà di abbandonare per quanto possibile la violenza, strumento a cui il Fascismo manteneva il controllo. L’obiettivo, infatti, era quello di migliorare la società, allontanandola dallo spettro della repressione, e ricorre come i fascisti alla tortura significava abbassarsi al loro livello:
“Tu sei lì per un certo motivo, che quello è un motivo di cambiare la società e di farlo in meglio. Cambiarla con la libertà, con la giustizia. La resistenza è un fatto non soltanto politico, ma anche morale.”
Detto ciò, è chiaro che l’efficacia della Resistenza non sarebbe stata possibile grazie alla resistenza armata e al ruolo delle bande:
“Quando entri in un certo gioco, entra in gioco la violenza. Adesso ti racconto un fatterello che non è un fatterello, siamo in piena liberazione di Torino, siamo nel 45, nei giorni della liberazione io ero al comando per certi motivi e avevamo un gruppo di prigionieri. C’era un po’ di turbolenza, c’erano un po’ di partigiani lì che erano abbastanza propensi a menare le mani e anche di più. Tra questi c’era Regis, Regis è stato un comandante di brigata, era per noi una persona anziana, aveva un figlio classe 1900 ed era uno di quelli che più picchiava, non uno che torturava ma certamente qualche ceffone è volato. Certamente andava giù, io gli ho detto: “senti fammi il piacere” e lui cosa mi risponde? “tu non sai chi sono”. io gli ho risposto “tu sei il figlio di Regis e sei un mio coscritto, ricordati che noi non siamo come loro.” è bastato quello, quel minutino lì per fermarlo. Ci sono stati degli atti di violenza, se tu prendi uno e lo porti via da casa e non gli dici “signore vuole venire con me a prendersi un caffè” ma gli dici lei venga con me e non faccia il furbo se no…
Purtroppo la violenza non deve essere istituzionale, la tortura non deve esistere. In questo fatto di Torino, il fratello di uno dei partigiani era un fucilato del mese di marzo, quindi un po’ difficile tenere uno a cui hanno fucilato il fratello a marzo e che il mese dopo ha nelle mani il nemico. Però va rigettata, la violenza va rigettata indubbiamente. Se no sei uguale agli altri ed è pericoloso, perché poi quando sei in ballo finisci di assimilare certi comportamenti che possono esserti utili ma non leciti. Secondo me è inutile che ci nascondiamo dietro un dito, è assurdo perché qualche avvenimento è successo ecco. Per esempio poteva essere una tortura psicologica fare la fossa a quello che dovevi fucilare, era una tortura psicologica.
Poi lo capisci, gli interrogatori sono quello che sono, gli uomini sono quelli che sono. Però è chiaro che sarebbe contrario allo spirito della resistenza dire andiamo con la violenza. Allora a un certo momento c’erano le norme del comitato regionale militare e del CLN regionale per cui la semplice appartenenza alla decima MAS, alle brigate nere o a un paio di altre formazioni fasciste era punibile con la morte. Quindi io se prendevo uno in divisa non c’erano problemi, se prendevi uno in borghese qualche volta dovevi pensarci bene perché io vi assicuro che qualche volta ho avuto delle informazioni che non ero sicuro e che ho dovuto riportare. È molto difficile, bisogna proprio sempre cercare di aver ben preciso che tu sei lì per un certo motivo, che quello è un motivo di cambiare la società e di farlo in meglio. Cambiarla con la libertà, con la giustizia. La resistenza è un fatto non soltanto politico, ma anche morale. La resistenza è una cosa estremamente semplice nell’insieme ma estremamente complessa nella sua composizione. Non è monolitica, le formazioni non erano tutte uguali. Si c’è stata la fortuna che non ci siamo sparati come successo in altre resistenze, qualche incidente è successo, purtroppo è umano come principio.”
RUOLO DELLE DONNE
Giulio Giordano sostiene e rivaluta il ruolo delle donne che hanno affrontato numerosi rischi e hanno partecipato attivamente alla resistenza, arrivando a definirle “partigiane che fanno l’azione di staffettaggio” e che condannano alcuni comportamenti oltraggiosi nei loro confronti.
“[…] problema staffette, siamo sinceri, il partigiano comune, come noi, non ha afferrato che la collaborazione delle donne era qualcosa di atipico; in che senso, perchè pensavi che quella lo fa perché c’è suo fratello, c’è suo cugino o amico di amici ecc… quindi forse i primi contatti… le staffette dobbiamo riconoscere che, in sono stati un po’ ingiusti o inesatto dire staffette, sono dei partigiani che fanno l’azione di staffettaggio… io ho iniziato come staffetta, da fine giugno ho fatto la staffetta…poi si sono sviluppati i movimenti femminili, come l’unione delle donne italiane…però c’era idealmente, questo bisogna dirlo perchè in fondo è un dato storico, c’era inizialmente un senso di… la preminenza doveva essere maschile, purtroppo la formazione la garibaldi non hanno fatto sfilare nel 45 le loro ragazze staffette e poi le ragazze si sono molto risentite e io ne ho conosciute moltissime staffette garibaldine, molte di Pinerolo veramente tante, più di pinerolo che di altro, erano molto risentite che il comandanti le avessero ritenuto non abbastanza serie. .. questa era la storia, che potevo non dirvelo e che potevo nascondere perché è stato un atteggiamento non molto lungimirante, quindi l’apporto femminile si è sviluppato decisamente in ambito militare anche, non molto in questa zona , ma in altre zone hanno anche preso il fucile e sparato; un apporto completo: quelle che hanno fatto le staffette per mesi e mesi che sono riuscite a passare posti di blocco, potrei fare nomi, con le armi nascoste nella borsa, facendo un po’ le cretinette con i militari alzando un po’ la gonna; però avevano un bel fegato eh perchè se ti beccavano non andavi molto lontano, direttamente subito su un muro che c’era lì e poi ti colpivano con una raffica ti andava male…
…sono venuto così, a fare una chiacchierata, non è una conferenza e non è una lezione, forse devo imparare anch’io da voi, non soltanto voi da me “
GIOVANI
“I giovani? Il contatto coi giovani, l’ho già detto prima, ma lo ridico, non sono uno di quelli che dicono che i giovani non capiscono niente, i giovani capiscono in modo diverso, perché la vostra vocazione, il vostro modo di vivere è completamente diverso da quello dei partigiani, guarda che ormai dei partigiani non siamo mica più tanti né, sul patrio suolo. Quindi è sempre difficile il rapporto coi giovani anche perché probabilmente, io sono convinto che vengono non dicono niente, vanno via e invece quelli hanno capito e poi tra di loro ne discutono, questo penso che avvenga, ma forse sono un illuso, siete voi che dovete dirmelo o meno, siete voi che dopo questo discorso avete questi scambi di vedute, che questa chiacchierata vi può portare uno nuovo scambio di vedute e a vedere le cose magari in un altro modo, siete voi che dovete dirmelo… per esempio alla biblioteca siamo sempre i soliti due o tre, perchè è un po’ tutto così”
- Lei pensa che, qualora si presentasse una situazione analoga, o comunque una dittatura o un regime, noi giovani, saremo disposti a fare quello che avete fatto voi in passato?
“Questo lo chiedo a voi, io non sono uno di quelli che dicono che i giovani sono degli stupidi che non capiscono niente. Assolutamente non è vero. È chiaro che avete un modo diverso di concepire certi problemi, avete un modo diverso di manifestarli, che non sempre le persone che sono un po’ meno giovani hanno la capacità di ricevere. Io non so perché non so se percepite che la vita sotto il fascismo era una vita completamente diversa da quella di oggi. È migliore o peggiore la prima? è migliore o peggiore la seconda? questo non lo so dire. So soltanto dirvi che la società si è completamente modificata, io lo spero che se succedesse ci sia una rivolta giovanile, le rivolte sono sempre giovanili per motivi semplicissimi che le persone anziane sono più lente in tutto e per tutto, hanno alle spalle delle esperienze che i giovani non hanno. Chiaramente ve l’ho detto prima, noi siamo la dimostrazione del fascismo, perché ripeto la resistenza è stata realizzata da tutti noi nati nel fascismo”.
IDEALI
- Quando lei lottava, cosa avrebbe sperato per le future generazioni si sono realizzati gli ideali per cui lottava?
“Guarda abbiamo avuto un sacco di delusioni a cominciare dalla benedetta amnistia. E’ la famosa svolta di Salerno, è stato in un certo senso non dico inquinato, perché non è una questione politica o che, ma modificato un po’ in quello che poteva essere veramente. Subito è stata una scossa spontanea, i militari all’8 settembre si sono sciolti, non c’era neanche un tenente con il mitra. E’ nata così perché in certe zone c’era già… in val Pellice c’era già qualche preparazione che è iniziata nel gennaio del 43, ma è stata una cosa più che altro spontanea che poi evidentemente ha avuto dei suoi precisi programmi. Certamente speravamo che l’Italia fosse molto diverso… dobbiamo sempre tenere conto che l’Italia è stata divisa in 3 tronconi: sud fino a Roma, fino a Firenze e su. Sotto Roma ha avuto esperienza nelle 4 giornate di Napoli e di tutte le rappresaglie tedesche con la risalita. ‘è stato poi da Roma a Firenze… poi l’ultima parte il Nord. Quindi il paese è stato diviso per 18 mesi, è stato spaccato in 3. E’ salta subito fuori la questione monarchica: i Badogliani non volevano sentire dei problemi del dopo, per loro il problema principe era la cacciata del tedesco invasore e il dopo si vede dopo. Per gli altri no. Il dopo si vede già oggi però è stato ovviamente una fonte di… vedere dopo 5-6 anni certi figuri anche del fascismo pinerolese passeggiare è stato piuttosto pesante”.
RIFLESSIONI ATTUALI
- Forse ancora oggi si può dire che questa libertà di espressione sia abbastanza relativa?
“Secondo me più che altro la gente non adopera come dovrebbe adoperarla. La resistenza non è riuscita a dare a tutto il contesto nazionale uno spirito di rinnovamento, uno spirito di maggiore responsabilità civile. Quindi è rimasta un po’ questa mentalità cosiddetta qualunquista. Questo in questo senso sono sopraggiunte delle cose che hanno soverchiato proprio come mole… se tu pensi… è chiaro, in un certo momento ci si è trovati con gli inglesi, gli americani e i russi che comandavano e purtroppo la resistenza, non lo si dovrebbe dire, ma fosse durata di più forse avrebbe inciso di più, però evidentemente durare di più significava morte, fucilate…il famoso e sbandierato programma Alexander in realtà poi non ha fatto niente, certi partigiani non l’hanno neanche mai saputo, e però i tedeschi hanno potuto tranquillamente fucilare 100mila persone in più o in meno. “
- La libertà attualmente consente anche ideologie di estrema destra neofasciste…
“E’ un problema vecchio, tu dai la libertà, la più ampia possibile, a uno che ha come sua volontà, suo scopo quello di sopprimerla, il problema è lì. Perché finché tu stai sul piano ideologico di discussione è una cosa, quando tu quel piano ideologico di pura teoria lo rivesti politicamente, militarmente ed economicamente, che uno dei punti della resistenza era anche la giustizia, la giustizia economica, non la giustizia dei tribunali, riconoscere certe classi, contadini subalterni, operai subalterni, lo sfruttamento… noi siamo fascisti quando diamo ad un povero cristo che è sbarcato e si accontenta di 4-5 euro all’ora, sia italiano o straniero: questo è fascismo chiaro e tondo. Tecnicamente erano tutti diritti, però politicamente non li posso mica tollerare”
“Ognuno di noi ha avuto un’esperienza collettiva ma anche individuale, soggettiva; chiunque di noi è andato su, era uno, 1945 che è venuto giù, non era più quello di prima, chi più chi meno.
Io non perdono i fascisti di avermi rovinato la gioventù, e non l’ha rovinata soltanto a me, ha rovinato migliaia di giovani, compresi i suoi”
